Abbazia di San Giovanni in Venere

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La tradizione vuole che la primitiva chiesa (VIII sec.) che ha dato origine all’abbazia di San Giovanni sorga sopra i resti di un tempio dedicato a Venere. La costruzione attuale è dovuta all’abate Oderisio II (1155-1204), sepolto, nel sarcofago murato sulla facciata principale. Della costruzione colpisce, innanzi tutto, il monumentale prospetto con il grande e ornato portale della Luna (sec. XIII) intorno ai cui stipiti quattro lastre di marmo bianco, scolpito a rilievo, raccontano la storia del Battista.All’interno la chiesa presenta la pianta basilicale, suddivisa in tre navate terminanti con absidi, da dodici pilastri a pianta quadrata che sorreggono archi variamente strutturati ad ogiva e a tutto sesto. Il presbiterio, sopraelevato rispetto al piano dell’aula, è incorniciato da un grandioso arco trionfale depresso a sesto acuto. àˆ coperto, nella parte centrale da una doppia volta ad ogiva sottolineata da robusti costoloni in pietra, mentre quelle sopra gli spazi laterali sono a crociera. Nell’apertura dell’abside centrale è collocato l’altare, costituito da un’antica lastra di marmo.

Sotto il presbiterio si stende la cripta suddivisa da colonne, in dieci campate ineguali con volte a crociera. Interessanti affreschi medioevali coprono i catini delle absidi, mentre sulla parete orientale è addossato un piccolo monumento funebre databile al secolo XIV. La visita si conclude nel chiostro formato da una galleria di ventinove trifore scandite da sessantotto colonnine senza base e con pulvini a stampella, variamente decorati a motivi fitomorfi e zoomorfi.

Nel corridoio sono raccolti frammenti di decorazioni, lapidi e pietre provenienti dal corpo abbaziale crollato a seguito del terremoto del 1456. I tre lati del chiostro si congiungono al grande arco gotico del campanile sotto la cui campata è posto un sarcofago proveniente da scavi eseguiti nella zona circostante.

E’ il frutto dell’ingegno dell’uomo per rispondere alla morfologia della zona, dove alle scogliere frastagliate si alternano piccole cale ciottolose e solitarie passando per spiagge di sabbia dorata, senza attracchi e porti nelle vicinanze. Dunque il trabocco come la migliore mediazione tra mare e terra, per diventare nei secoli il simbolo dell’Abruzzo dei pescatori, segno di una civiltà  legata alla pesca di tipo familicolpiscono l’immaginario collettivo cosଠcome colpirono artisti come Gabriele D’Annunzio e Francesco Paolo Michetti, quando un tempo non molto lontano erano fonte di ricchezza. Oggi restano parte integrante e fortemente caratterizzante del tratto di costa compreso tra Francavilla al Mare.

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