Il grande Olivo

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Siamo tra il 700 e l’anno 1000 e un olivo viene piantato nel giardino antistante all’Abbazia di San Giovanni in Venere di Fossacesia, fondata nel ‘937 da Trasmondo Marchese di Chieti, nel punto in cui sorgeva un tempio ottagonale fatto erigere dalle popolazioni frentane in onore di Venere conciliatrice. Successivamente fu aggiunta la badia con il monastero. Quell’olivo è ancora là¬, vigila maestosamente tutti i nostri oliveti a lei sottostante.

Si è svolta a San Giovanni in Venere la presentazione del progetto’Il Grande Olivo”. Nel corso dell’iniziativa, nata dalla grande sensibilità  della Ursini, è stato presentato il progetto di recupero di un olivo secolare (si ipotizza del 700 e 800), situato nei pressi dell’Abbazia di San Giovanni in Venere. L’ultima sfida di Ursini ha visto il coinvolgimento di diversi esperti creando una vera e propria equipe scientifica composta da agronomi, responsabili tecnico-arborei, vivaisti e perfino degli storici che hanno ricostruito la storia dell’olivo.’E’ una pianta maestosa, molto irregolare” ha spiegato Giuseppe Ursini’ che, nonostante il grave stato in cui riversa,è riuscita a produrre cinque olive. Le abbiamo fatto analizzare insieme ad alcune foglie e i risultati sono stati davvero sorprendenti. Infatti, abbiamo visto che nella banca dati nazionale non c’è nessun olivo con questa caratteristica tra le 560 varietà  censite. Questa importante scoperta ci ha spinto a procedere con il progetto di salvaguardia, visto che stiamo cercando di tutelare una varietà  estinta.

Presenti all’evento il responsabile tecnico-arboreo dell’Arssa Luciano Pollastri, l’agronomo-vivaista Roberto Di Primio, l’agronomo Bruno Scaglione, lo storico Emiliano Giancristoforo, il rettore dell’Abbazia Padre Carlo Baldini e il Sindaco di Fossacesia Enrico di Giuseppantonio. La notizia ha riscosso grande interesse da parte della stampa e un grande successo di pubblico, tanto da attrarre anche alcune scolaresche.

 

PS: Purtroppo, nonostante le cure, la pianta non è riuscita ad evitare la sua morte, salvo uno spuntone ricresciuto alla base del tronco, causa purtroppo di uno sciagurato sabotaggio di qualche incivile. E’ stato comunque un successo poichè i 5 frutti ci hanno donato 5 piantine nuove consentendoci di dare continuità  a questa varietà  sconosciuta destinata all’estinzione.

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