Il restauro del Turchino

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Un palinsesto naturalistico, architettonico e culturale di enclavi di struggente bellezza e autenticità . Luoghi sospesi nel tempo, dove sono assenti quelle azioni contemporanee capaci di corrodere la preziosa stratificazione storica. Paesaggi e architetture dimenticate che narrano di un passato non tanto remoto di fatiche disumane, economie di sussistenza, povertà , migrazione, lutti. Eventi che, anche per questi motivi, sollecitano approcci di tutela realmente capacità  ci di generare rispetto, sensibilità  all’ascolto dei mestieri, alla lettura.

L’azione progettuale è orientata dalla Carta di Amsterdam (1975), che si nutre del principio della’conservazione integrata” che associa i due concetti della conservazione/restauro e dell’attribuzione di un uso appropriato.Infatti il senso dell’intervento è stato indirizzato all’impedimento di azioni che avrebbero potuto alterare l’autenticità  del recente passato della’macchina pescatoria”, coinvolgendo tutti gli attori che sono stati consapevoli del complesso, quanto fragile, patrimonio su cui si stava intervenendo. Tale consapevolezza ha rappresentato una sorta di vincolo davanti a ogni atto espresso nel progetto di restauro e ridestinazione dell’oggetto.

 

Il restauro ha tenuto conto dell’esigenza di dotare il Trabocco Turchino, unico di proprietà  di un Ente Pubblico, raccontato da Gabriele D’Annunzio nel’Trionfo della morte”, d’una funzione che fosse compatibile con la sua natura, anche attraverso la riproposizione funzionale di materiali al limite della loro durabilità , provenienti dalle aree limitrofe, una funzione che non comportasse modificazioni violente. Ecco quindi il pensare di destinare questo oggetto ritrovato ad attività  didattiche, scientifiche e culturali, anche perchè la storia ci dimostra come la sopravvivenza dei Trabocchi sia strettamente legata alla loro utilizzazione

Una consapevolezza unita all’aspettativa che la capacità  evocativa di suggestioni, propria di questi luoghi, possa rappresentare anche una fonte di interesse turistico oltre che culturale e scientifico, inducendoci a riflettere come la loro conservazione sia oltre che un dovere culturale, anche il presupposto economico per una ridestinazione compatibile con la stessa loro sopravvivenza.

Arch. Marcello BORRONE

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