La balena di Vallevò

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Quel giorno del 16 agosto 1960, nessuno poteva immaginare quale evento straordinario avrebbe animato, per diversi giorni, la piccola località  di Vallevà². Il mattino si presentಠcon tutto il suo estivo splendore. Il mare calmo e cristallino, non increspato nemmeno dalla brezza più leggera, sembrava non trovare confine nell’orizzonte e quindi combinarsi con il ciclo turchino.

La quiete che regnava sovrana in quelle ore, era interrotta, di tanto in tanto, dal richiamo di alcuni gabbiani che, con il loro atteggiamento predatorio, lasciavano intendere la presenza di qualche branco di pesce. Infatti, seguendo il volteggiare degli uccelli, Cesare Annecchini, giovane pescatore locale ma già  esperto conoscitore del mare, notಠsubito che un tratto dello stesso, poco a sud di punta Tufano, brulicava di pesce che con il suo movimento vorticoso, increspava le acque. Immediatamente si precipitಠa chiamare Ettore Veri, altro pescatore di Vallevಠe suo occasionale compagno di pesca. I due, dopo avere imbarcato le attrezzature occorrenti sulla barca denominata Fortunello, orientarono la prora verso il mare aperto e iniziarono una poderosa e unisona vogata che pareva sincronizzarsi con il loro respiro. Giunti sul punto ritenuto più idoneo, in direzione dello Scoglio del Gabbiano, Cesare lasciಠil suo remo al compagno e si dedicಠalla preparazione delle attrezzature da pesca.

Fu in quel momento che Ettore, scrutando il fondale, scorse in profondità  una massa amorfa e scura, che sembrava venire loro incontro. Cesare a quella vista si entusiasmà², sperando si trattasse di un grosso branco di pesce e questo già  gli faceva immaginare una pesca abbondante. Ma mentre i due amici, non convinti, formulavano altre ipotesi sulla natura di quella massa, la videro lentamente salire in superficie e manifestarsi in una enorme creatura che affiorava tra spruzzi e onde. Una balena! E chi l’aveva mai vista in questi mari! Attimi di paura, di stupore, di meraviglia. Sensazioni forti e contrapposte pervasero i due pescatori. Ettore, quasi senza accorgersene, si ritrovಠa remare con vigore inusitato, verso la direzione più vicina alla terraferma; ma se da una parte l’uomo indietreggiಠdi fronte a quell’essere mastodontico e misterioso, dall’altra non rinunciಠall’impari combattimento.

Qualcuno da casa aveva seguito la scena e correndo verso il mare urlava e richiamava la gente della contrada che in breve tempo affollಠla scogliera e la collinetta soprastante, assistendo impotente, all’incredibile avvenimento. Alcuni ragazzi esultavano, confidando in una pesca eccezionale per la coppia di pescatori, ma altri, più anziani, li zittirono paventando una situazione di pericolo. Il cetaceo inseguଠl’esile barchetta, scostandosi di rado dalla sua scia. Dopo alcuni concitati minuti, la Fortunello approdಠnella caletta di punta Tufano scivolando agilmente tra gli scogli affioranti. Ettore e Cesare, dopo avere visto la balena incagliarsi inesorabilmente sul basso fondale e dare gli ultimi titanici colpi di coda contro gli scogli, si guardarono negli occhi, quasi a volersi trasmettere le emozioni appena vissute e lଠcapirono che quella sarebbe stata la più grande avventura che il mare avrebbe loro mai regalato. La notizia della balena a Vallevà², rimbalzಠvelocemente su giornali, radio e televisioni italiani e di altri paesi che, riportando la singolare notizia, fecero sobbalzare anche i molti emigranti abruzzesi sparsi per il mondo.

Per diversi giorni gli scogli attorno all’enorme mammifero ospitarono folle di curiosi, alcuni dei quali si fecero anche fotografare sul suo dorso. Ma poi le autorità  decisero di fare rimuovere la carcassa dell’animale, poichè iniziarono a manifestarsi problemi igienico-sanitari. E fu cosଠche Vallevà², fino ad allora tranquilla ed anonima località , assistette all’epilogo dalla vicenda con la balena rimorchiata da un grosso peschereccio, dopo un complicato disincaglio, verso il punto dove sarebbe stata inabissata per sempre.

Testo estratto dal sito ufficiale del Trabocco Pesce Palombo

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