Cosa manca a concorsi e premi

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Premi e certificazioni

Un fenomeno esclusivamente italiano quello di esibire i premi. L’azienda Ursini poche volte ha partecipato ma tutte le volte che lo ha fatto ha sempre presentato la tipologia di olio realmente corrispondente a quella venduta nei canali distributivi.

Il pensiero di Giuseppe Ursini

In genere il produttore intenzionato a partecipare al concorso invia la propria domanda di partecipazione facendo pervenire l’olio nelle varie sedi ed entro i termini stabiliti, pagando un minimo per i costi di gestione del concorso.

Tutti possono partecipare, basta essere un produttore accreditato (anche se per essere un produttore non è obbligatorio possedere piante di ulivo o frantoi) e avere un minimo di bottiglie da mostrare, indipendentemente dal fatto che queste bottiglie siano in vendita oppure no.

Nella migliore delle ipotesi capita che il concorso venga vinto da un’azienda credibile, ma molte volte, invece, l’olio che ha vinto non andrà  in commercio perché spesso il quantitativo prodotto è stato finalizzato solo alla partecipazione del concorso: quel poco imbottigliato andrà  agli amici e parenti del produttore, il quale alla fine vende al pubblico totalmente un altro olio ma si vanterà  e avvantaggerà  del premio. Dunque in tanti comprano un olio credendo sia quello premiato ma non sanno che in realtà  ne stanno comprando un altro.

Questo accade perché non esistono paletti o vincoli alla partecipazione. Non ci sono controlli per verificare se il produttore crea economia con quel prodotto. Ogni azienda, o presunta tale, può partecipare con un solo olio, magari prodotto per sole cento bottiglie in totale, non giudicando così l’alto livello produttivo globale dell’azienda. Non si considerano, inoltre, i prodotti prelevati sul punto vendita e non si verifica se i prodotti inviati siano in commercio o meno.

Inoltre a giudicare gli oli sono tecnici estremamente preparati, ma non tutti con una stessa formazione. Nei concorsi avviene una valutazione ancora troppo empirica, troppo casuale. Considerando più di 20 vincitori in Italia, tra concorsi nazionale e regionali, come è possibile che chi vince un concorso nazionale, non si classifichi ad uno regionale?

Io non ci sto: non voglio essere sottoposto a valutazioni superficiali, siano esse positive o negative.

In realtà qualche eccezione esiste, come ad esempio la Guida agli Extra Vergini di Oliva di Slow Food che è tra le più vicine all’idea di concorso meritocratico. La Guida non valuta solo un prodotto ma relaziona in modo compiuto le aziende partecipanti e, soprattutto, non pretende di decretare un vincitore assoluto. Anche qui troviamo prodotti presentati dai produttori e non selezionati sul mercato, ma perlomeno nessuno sale sul podio.

Giuseppe Ursini

2003-2012 © Ursini srl

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